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Questa
tesi nasce dal desiderio di studiare le strutture narrative
ed in particolare gli elementi narratologici che caratterizzano
il romanzo Là dove soffia il Mistral. Vi
esamino, quindi, il genere della letteratura giovanile,
che ritengo interessante e poco conosciuto e un'opera
di Giovanna Righini Ricci di cui ho sempre apprezzato
lo stile e la produzione. Mi piace, infatti, il suo modo
di scrivere chiaro, diretto, il linguaggio ricco ed appropriato,
la narrazione avvincente e la vivacità dei personaggi
di cui analizza gli aspetti più intimi della personalità.
Le storie che racconta sono suggestive e gli scenari
naturali descritti con ricchezza di particolari tanto
che riesce a farli rivivere davanti a noi. È importante
individuare le peculiarità di questo genere di lettura.
Per questo svolgerò un'analisi narratologica basandomi
sui modelli proposti da Claude Bremond e da Tzvetan Todorov
per capire come, all'interno del romanzo Là dove soffia
il Mistral, si succedano gli eventi, che tipo di
rapporti si instaurino tra personaggi ed in quale misura
i fatti risentano dell'interpretazione del narratore. La
letteratura giovanile, per troppo tempo trascurata e
sottovalutata, svolge un ruolo importante per lo sviluppo
psico - linguistico del bambino e dell'adolescente. Per
stimolare i ragazzi a riflettere e ad essere creativi è necessario
offrire loro delle letture valide. Non è possibile improvvisare:
una "riscoperta" del libro va programmata e
per far questo è essenziale che l'adulto legga e valuti
criticamente i testi specializzati della letteratura
giovanile, tra i quali far scegliere i ragazzi.
Giovanna
Ricci nacque il 7 settembre 1933 a S. Bernardino, piccola
frazione del Comune di Lugo di Romagna (Ravenna). La
sua attenzione è sempre stata rivolta al mondo degli
adolescenti che nella scuola vivono e maturano; da questa
dedizione è nata l'intensa attività nel campo della narrativa
e della didattica durata per circa un trentennio. All'insegnamento
si dedicò con impegno e passione, facendone una scelta
di vita; la sua attività di scrittrice va dalle pubblicazioni
destinate all'aggiornamento degli insegnanti, alle riflessioni
sulla psicopedagogia, dalla creazione di nuovi libri
di testo, agli articoli su riviste specializzate. Il
desiderio di instaurare un rapporto vivo e stimolante
con i suoi alunni, la portò, in modo particolare, a scrivere
opere di narrativa per
preadolescenti ed adolescenti. Giovanna Righini
Ricci ricevette importanti riconoscimenti per le sue
opere, in concorsi nazionali per autori di narrativa;
per alcuni di questi premi, come nel caso del concorso "Letteratura
per l'infanzia città di Bitritto" (vinto per ben
due volte), dopo una preselezione da parte della giuria,
sono i ragazzi a scegliere il vincitore e questo dimostra
quanto i suoi libri piacciano ai giovani, ma non solo. Il
perenne desiderio di migliorare e la voglia di essere
più vicina possibile alle esigenze degli adolescenti,
fecero sì che negli ultimi anni la scrittrice rielaborasse
e ripubblicasse, con titoli diversi, molti dei libri
editi in precedenza.
Le
opere di Giovanna Righini Ricci, entrando nelle scuole
a partire dagli anni settanta, scossero l'immobilismo
della narrativa scolastica che continuava a riproporre,
quasi esclusivamente, autori classici ed opere per adulti,
sezionate, adattate e storpiate, per dei ragazzi che
in gran parte le rifiutavano e che si allontanavano ancora
più dalla letteratura invece di imparare ad
amarla. Il romanzo "Le scapole dell'angelo" fu
davvero una novità e conquistò immediato consenso presso
i giovani lettori che percepivano la vicinanza della
scrittrice, il linguaggio nuovo, la possibilità di un
diretto confronto con i protagonisti e le situazioni
della storia. Nei suoi romanzi descrive un
mondo di fanciulli e adolescenti visti nella varietà e
complessità delle situazioni umane, psicologiche e culturali
che diventa ispiratore e al tempo stesso protagonista
della narrazione. La Righini Ricci capì che
l'adolescenza ha in se una grande potenzialità di crescita
interiore, che è l'età dei grandi rifiuti ma anche della
forte ricerca di valori, degli slanci, della fibrillazione
del cuore e della scoperta del mondo e riuscì ad avere
un dialogo privilegiato con i ragazzi. La
ragione di questo feeling era
l'attenzione alla sfera giovanile e la sua grande capacità di
captare gli intimi
sentimenti degli adolescenti, di ascoltare sogni ed aspirazioni,
di porsi, nei loro confronti, in situazione di apprendimento. La
convinzione che la scuola avesse un importantissimo ruolo
educativo da svolgere, ma non solo per quanto concerne
le nozioni ma, in maniera altrettanto forte, per la formazione
di individui, di persone complete, l'avvicinò alla realtà dei
suoi alunni che cercò di conoscere più profondamente
attraverso i diari personali.
Una
delle tematiche
più importanti dell'autrice è senz'altro quella della
multiculturalità, del
dialogo fra le culture e dimostra, ancora
una volta, quanto l'impegno educativo della scrittrice
precorresse i tempi, dal momento che la quasi totalità della
produzione narrativa per gli adolescenti, legata
ad una dimensione interetnica, è piuttosto recente, così come
la riflessione socio educativa riguardo alla diversità. Giovanna
Righini Ricci era convinta che un progetto formativo
non potesse prescindere dal confronto con gli altri universi
culturali, religiosi, etnici e che anzi l'impatto con
la disuguaglianza fosse sempre apportatore di ricchezza
e fautore di
crescita personale. Il suo intento era quello
di mettere in evidenza, al di là delle differenze, la
comunanza della condizione umana, il senso della fratellanza,
alla ricerca di un equilibrio che consiste nel non alienare
la propria cultura riconoscendo, al tempo stesso, il
valore di quella altrui: si tratta di imparare a cambiare
orizzonti e punti di vista. L'educazione interculturale è quindi
il superamento del razzismo nella ricerca di quei valori
universali, la solidarietà, il rispetto, la convivenza
pacifica, che devono essere il motivo d'incontro fra
culture diverse. A partire da Aristotele ci
si è periodicamente interessati alle forme narrative
in quanto il racconto è stato presente in tutti i tempi,
in tutti i luoghi ed in ogni società sotto varie forme
di comunicazione: dal mito alla novella, dalla commedia
al cinema sfruttando un linguaggio orale oppure scritto,
gestuale o visivo. La linguistica
fornisce all'analisi strutturale un concetto decisivo
perché, svelando ciò che è essenziale in ogni sistema
di senso, cioè la sua organizzazione, permette di affermare
che un racconto non è una semplice somma di proporzioni
e di classificare i vari elementi che fanno parte della
sua composizione. Tzvetan Todorov propone
di lavorare su due livelli a loro volta suddistinti: la
storia, che comprende una logica delle azioni e una
sintassi dei personaggi ed il discorso,
di cui fanno parte i tempi, gli aspetti ed i modi del
racconto. Invece Claude Bremond, rifacendosi
agli studi di Vladimir Propp, cerca di tracciare la carta
delle possibilità logiche del racconto, confermando come
unità di base la funzione, un'unità di contenuto che
alimenta lo svolgimento narrativo ed inserisce nuovi
elementi in grado di arricchire l'intreccio. Egli raggruppando
tre funzioni, individua una sequenza elementare concepita
in modo tale che, una volta posta una questione di partenza,
il narratore conservi la libertà di farla passare all'atto
o meno. In questo modo il racconto si snoda tra avvenimenti
che possono seguire il loro corso fino al limite previsto
oppure evolversi diversamente lungo un reticolo di possibilità.
Per C. Bremond tali sequenze si combinano tra loro in
vario modo per formarne di complesse: per successione
o per inclusione l'una nell'altra. Lo schema
proposto da Claude Bremond, che suddivide gli eventi
in base al fatto che favoriscano od ostacolino lo sviluppo
di un'azione, è decisamente applicabile anche al romanzo
che sto analizzando. I tre predicati di base
proposti da Tzvetan Todorov, desiderio, comunicazione
e partecipazione, che regolano le relazioni tra personaggi,
sono riscontrabili anche all'interno di Là dove soffia
il Mistral.
Frédéric
Mistral era un poeta provenzale nato nel 1830 e morto
nel 1914. Figura dominante nel movimento detto "felibrismo",
Premio Nobel per la letteratura nel 1904. La
sua autentica vena di poeta si rivelò pienamente nel
poema epico rusticano Mirèio [Mirellaj, 1859.
L'opera. riconosciuta ormai come uno dei capolavori della
letteratura del diciannovesimo secolo, si compone di
dodici canti e fu salutata da Alphonse de Lamartine con
lodi entusiastiche, come un poema epico che si ricollegava
sulla linea romantica alla continuità dell'antica lirica
mediterranea; Mistral stesso si dichiarava, d'altronde, "umilissimo
scolaro del grande Omero. Definito da molti
critici come il poeta della "rinascita" provenzale,
Frédéric Mistral ha lasciato nelle sue opere esempi di
autentica poesia e soprattutto un senso di patriarcale
epicità in cui il folklore, ricercato e scoperto con
animo di perfetto etnografo, costituisce la base di un
mondo poetico profondamente lirico e suggestivo. Leggendo Là dove
soffia il Mistral di Giovanna Righini Ricci, è inevitabile
constatare che vi è più di un legame con l'opera di Mistral
e che ci sono svariati elementi per ritenere il poema
una fonte d'ispirazione per la Scrittrice. Infatti in
più punti del romanzo viene fatto chiaro riferimento
al cantore e alla sua Mirella, anche
attraverso note d'approfondimento e questi reiterati
richiami non sono certo casuali. È probabile
che, avendo ambientato la sua storia nei luoghi tanto
cari al poeta, che egli aveva descritto con lirismo e
passione, la Righini Ricci lo abbia considerato un importante "modello" letterario. Del
resto il fatto che la Scrittrice fosse una grande conoscitrice
ed estimatrice della cultura, nonché della lingua francese,
non fa che avvalorare questa tesi. Inoltre ciò che li
ha accomunati nella stesura delle rispettive opere, pur
con modalità differenti, è stato senz'altro il desiderio
di far conoscere ed amare la meravigliosa terra di Provenza. Il
testo è ricco dl richiami ad altri autori e ad altri
generi letterari, oltre che a varie forme d'arte. Questi
riferimenti sono sempre corredati da note esplicative
in cui l'autrice chiarisce al lettori il senso e la fonte
delle sue citazioni.
In
questa tesi dl laurea ho analizzato la struttura del
romanzo Là dove soffia il Mistral di
Giovanna Righinl Ricci da un punto di vista narratologico
ed ho cercato di individuare alcuni significativi aspetti
di intertestualità tra quest'opera ed Il poema Mirèio di
Frédéric Mistral. Lo studio che ho effettuato
sul testo della Righini Ricci, basandomi sui modelli
di analisi di Claude Bremond e Tzvetan 'Todorov, mi ha
permesso di rilevarne le caratteristiche narratologiche
e cioè quegli elementi che stanno alla base di un sistema
narrativo e lo determinano in tutti i suoi aspetti. Studiare
la forma ed il funzionamento di un romanzo è molto interessante
e spesso rivela gli intenti dell'autore poiché ogni testo è il
risultato di precise scelte espressive e lo scrittore
sa che l'utilizzo di un elemento anziché un altro si
ripercuote sugli effetti comunicativi. Nel
libro Là dove soffia il Mistral si possono senz'altro
individuare le caratteristiche tipiche della letteratura
giovanile. Infatti l'autrice ha suddiviso il testo in
ventiquattro capitoli piuttosto brevi per agevolare la
lettura dei ragazzi, a cui il libro
sì rivolge principalmente, ha fatto in modo che gli avvenimenti
si susseguano con rapidità, ha ritmato la narrazione
con innumerevoli dialoghi ed inserito nella trama elementi
di suspense. Inoltre, aspetto essenziale, i personaggi
principali sono adolescenti e questo permette ai giovani
lettori di identificarsi e di sentirsi particolarmente
coinvolti ed attratti dalla storia. Le vicende, che ruotano
attorno ai due ragazzi, si alternano o incastrano l'una
nell'altra in modo vivace e vario inserendosi, però,
in un'unità di spazio e di tempo. Infatti gli episodi
sono tutti ambientati nella Camargue, terra affascinante,
imprevedibile e ricca di tradizioni, in cui gli abitanti
vivono ancora secondo i ritmi e nel rispetto della natura.
Inoltre lo svolgimento dei fatti si limita ad un'estate,
il periodo di vacanza che Camilla e Vincente trascorrono
insieme. L'autrice non ci vuole raccontare
una storia d'amore tra adolescenti ma il nascere dl un'
amicizia, di un legame tenero e profondo che, attraverso
difficoltà e pericoli, aiuta i due protagonisti a maturare
e a diventare più consapevoli riguardo al loro futuro. Molto
particolare è la scelta di innalzare al ruolo di personaggi
anche alcuni animali che la Righini Ricci umanizza a]
punto da rivelarci i loro pensieri; il motivo di tale
particolarità va probabilmente ricercato nel contesto
in cui è inserita la storia e cioè il selvaggio ambiente
provenzale in cui il rapporto uomo -bestia è ancora fondato
sul rispetto e dove tori, cavalli e tutti gli altri ammali
domestici rappresentano la vita ed il sostentamento degli
abitanti.
In
letteratura, spesso, si stabilisce una trama di collegamenti
tra opere che si richiamano l'una con l'altra attraverso
riferimenti più o meno espliciti e che la competenza
letteraria del lettore aiuta ad identificare. Il
cogliere questi legami ed i rapporti di intertestualità che
si celano dietro la stesura di un libro è sempre molto
interessante perché permette di conoscere la formazione
letteraria di uno scrittore; in questo romanzo, inoltre,
l'operazione è facilitata in quanto le citazioni ed i
rimandi sono accompagnati da note esplicative per aiutare
i giovani lettori ad arricchire la loro cultura facendo
confronti e ricercando affinità. Certamente
ogni scrittore risente di svariati influssi e la sua
opera è intrisa di echi da altri testi letti e conosciuti,
ma in questo caso i riferimenti al poema Mirèio di
Mistral sono voluti e ricercati, il nome del poeta ritorna
più volte all'interno del romanzo della Righini Ricci. Il
legame più evidente tra le due storie e l'ambientazione
in Camargue, terra che entrambi gli autori descrivono
con passione e con precisione di riferimenti. Gli scenari
paesaggistici riprodotti dalla Righini Ricci rappresentano,
in un certo senso, un cambio di registro stilistico in
quanto assumono sfumature poetiche, come avviene nelle
pagine finali in cui la brezza marina, personificata,
assurge ad elemento di congiunzione tra uomo e natura. Quindi
si può verosimilmente ritenere che il poema Mirèio di
Mistral sia stato in qualche modo motivo d'ispirazione
di Là dove soffia il Mistral e abbia favorito
l'arricchimento della narrazione. Come
si può notare, lo studio di questo romanzo mi ha permesso
di esaminare vari ambiti e di acquisire maggior consapevolezza
riguardo ai meccanismi che reggono una costruzione narrativa,
strumento di comunicazione affascinante che si snoda,
tra narratore e lettore, in un gioco di parole e di immaginazione
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