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Dal "Convegno di Lugo - 1998"

Alessandra Jesi Soligoni

Giovanna Righini Ricci

Una grande scrittrice per gli adolescenti

Il Suo impegno nel campo della letteratura giovanile comincia già all'inizio degli anni sessanta. Ricordo però che il primo incontro con la sua produzione di scrittrice, per me è avvenuto negli, anni 1973/74, alla scuola media dove insegnavo lettere. Erano gli anni dell'irruzione di "Le scapole dell'angelo", venuto a scuotere l'immobilismo della narrativa scolastica che continuava a riproporre quasi esclusivamente autori classici, opere per adulti, sezionate, adattate, mostruosamente storpiate,a lettori sordi, che in gran parte le rifiutavano, che si disamoravano ancor più della lettura.

"Le scapole dell'angelo" fu davvero una NOVITA', con poche altre, anche se non la prima opera dell'Autrice, ma sicuramente quella che ebbe ampia diffusione nel mondo della scuola, conquistando immediato consenso presso i giovani lettori a cui era espressamente rivolta. Lettori che fin dal primo approccio al testo percepivano la vicinanza dello scrittore, il linguaggio nuovo, la possibilità di un diretto confronto con i protagonisti e le situazioni della storia. Lorenzo, fu subito molto amato, attirò la solidarietà, la simpatia dei lettori. L'Autrice aveva mostrato di dare una ben misurata risposta non solo alla sua personale esigenza di comunicare, ma anche all'esigenza di comunicare con un particolare interlocutore. La narrativa contemporanea. per ragazzi cominciava finalmente a penetrare ad essere ammessa nei "sacrari" dell'Istituzione scolastica sulla spinta di motivazioni e di finalità educative che la moderna pedagogia era venuta riconoscendole e assegnandole. E come non riconoscere in un'opera edita nel 1972, dal titolo 'Nel cavo della mano" e ricomparsa più avanti con il titolo nuovo "Un pugno di terra" il primo motivo ispiratore della scrittura di G.R.Ricci, quello della Sua terra natale, della società, del costume, della cultura contadina da cui ha tratto nutrimento la Sua infanzia e la Sua stessa persona?

Sono pagine che esprimono il bisogno dell'Autrice di affidare alla memoria, propria e altrui, le immagini care di un mondo ormai scomparso; di riaccenderne il ricordo nel lettore adulto, ma soprattutto di suscitare meraviglia nel lettore giovanile, porgendo con delicatezza e pudore la propria anima contadina. Anche il linguaggio dell'opera, scarno, essenziale, sempre contenuto, riporta ai modi dell'oralità propri del mondo contadino, dove le parole uscivano scandite come colpi d'accetta sul legno, ed esigevano l'ascolto rafforzavano l'attitudine all'ascolto. Ma alla fine, il distacco da quel mondo è per l'Autrice un distacco doloroso, carico di malinconia. E mi pare di trovare, nella concezione di un successivo romanzo, intitolato "Là dove soffia il Mistral" una esplicita volontà di placare il rimpianto, quasi una volontà di rivincita della natura e della condizione primordiale dell'uomo sulle trasformazioni e i rivolgimenti del tempo moderno.

La regione della Camargue (delimitata e di per se isolata fra i due bracci dal Rodano) offre all'Autrice la scena, per riaffermare il legame fra l'uomo e la natura, altrove negato, e fra l'uomo e l'universo. Ma qui, dentro la vicenda di chiaro significato ecologico, si sviluppa l'altro motivo ispiratore della scrittura di G.R. Ricci, che percorre tutti i suoi romanzi ed è quello della condizione giovanile assunta in primo piano a protagonista della vicenda. Le sue opere sono un continuo e sempre rinnovato omaggio, caloroso e appassionato, che la scrittrice compie al mondo dei ragazzi. Un mondo di fanciulli e adolescenti, visti nella varietà e complessità di situazioni umane, psicologiche e culturali che diventa ispiratore e protagonista allo stesso tempo della narrazione.

Sono ancora voci quelle che la scrittrice ascolta , prima di tradurle in scrittura, di "trasferirle" nel linguaggio scritto, rifuggendo però da forme e modi di tipo adultistico, senza mai fare violenza, e l'ascolto è aperto ad una molteplicità di situazioni umane, volto a cogliere le voci provenienti da mondi ora lontani ora vicini, da società e culture diverse, ma sempre e in primo piano voci di ragazzi, portatori di una loro individualità e di loro problematiche esistenziali. E le osservazioni raccolte dalla attenzione e dalla sensibilità di G. R. Ricci nel gioco comunicativo del narrare diventano situazione da riproporre al lettore, per indurlo a confrontarsi e a cercare se stesso. Così, come avviene nel romanzo 'I giorni della luna crescente". In questa opera di G. R. Ricci sono assenti i grandi temi sociali e dell'ambiente, gli aspri contrasti fra culture diverse, i drammi del terzo mondo, le violenze del nostro tempo, i colori dell'avventura esotica, gli intrecci giallo-polizieschi che in altri romanzi dell'Autrice invitano il lettore ad approfondire e ad esplorare la sfera del reale al di fuori di sé.

Il romanzo "I giorni della luna crescente" vuole invece rappresentare un unica condizione, quella dell'età adolescenziale, la sola sentita dall'Autrice necessaria allo sviluppo del racconto e di per sé straordinaria, capace di dominare la parola e di farsi vicenda. E' questo un passaggio della scrittura di G. R. Ricci a mio avviso fortemente significativo che avvince con i dialoghi a ritmo serrato, con un parlato aderente ai personaggi, come un abito su misura, con la rapida successione delle sequenze e soprattutto con la normalità del vissuto dei protagonisti, con cui il ragazzo lettore può facilmente confrontarsi. Nel testo i sentimenti trapelano delicatamente, compaiono in boccio col pudore adolescenziale ma richiamano la partecipazione e avviano nell'interlocutore un processo di riflessione e di identificazione.